Contro i mostri lanciati da Vega
La condanna a Dell’Utri e la riforma della giustizia
La condanna di Marcello Dell’Utri da parte del Tribunale di Palermo, proprio perché arriva dopo tante illustri assoluzioni in processi con caratteristiche consimili, ha suscitato grande stupore e sicuramente si configura come il residuo di un passato che sembra ormai avviarsi a soluzione; non fa che prestarsi alle stesse osservazioni su una cultura giudiziaria che non appare conforme ai principi di quella “giustizia giusta” che alla parte liberale del paese sta tanto a cuore e che vorremmo vedere presto realizzata. Non possiamo quindi che esprimere la convinzione che la revisione del processo nei successivi gradi di giurisdizione avrà sicuramente un esito positivo. Ma questo non ci esime dalla constatazione che la giustizia italiana si vede troppo spesso colpita dalle sanzioni della Corte europea e che l’opera di “liberalizzazione” della nostra giustizia, tanto necessaria ed urgente, procede troppo a rilento. E questo con riferimento a quelle forze politiche che almeno hanno nei loro programmi una riforma della giustizia e con il rammarico che altre sono viceversa ancorate su posizioni decisamente reazionarie: non posso non ricordare che quando anni fa un ministro, tutt’altro che rivoluzionario, ebbe l’ardire di proporre un decreto legge che cominciava a introdurre nel nostro ordinamento qualcosa che assomigliava a una specie di habeas corpus, quella disposizione che nella giustizia inglese trova la sua prima origine nella Magna Charta e che consente la carcerazione solo in base a una sentenza, fu subito aggredito come salvaladri.
