Contro i mostri lanciati da Vega
Euro-Profezie? Prodi per salvare il governo ha condannato l'economia. Di Carlo Pelanda - 20 Dicembre 1997
Il giorno dell'insediamento del governo Prodi ne scrissi che "avrebbe risanato l'economia finanziaria a scapito di quella reale". Il rapporto del Fondo monetario internazionale sull'Italia conferma questa previsione, peraltro scontata. I conti pubblici mostrano una certa tendenza al risanamento. Ma questo viene ottenuto solo alzando le tasse. E ciò rende le prospettive di crescita e riassorbimento della disoccupazione molto basse. Tradotto in immagine: si è impoverito il villaggio per rivemiciare la reggia.
Prodi non nega questo fatto. Sostiene che dopo aver ottenuto l'accesso all'euromoneta si passerà al rilancio dell’economia reale. Dicendo così, vuol far credere che: a) per avere la moneta unica bisognava per forza impoverire il Paese; b) che dopo l’euro - e con esso - sarà una passeggiata far tornare tutti ricchi e felici. É vero o no? No. Impoverire per risanare è il metodo che più si è dovuto usare per far quadrare, pur malamente, i conti pubblici senza poter cambiare nulla dello Stato sociale. Prodi ha certamente ragione nel dire che un governo di sinistra non poteva far altro che questo. Ma il lettore deve sapere che un governo non vincolato da comunisti e sindacati avrebbe potuto benissimo sia risanare sia, allo stesso tempo, generare una crescita economica sostenuta. Senza farla lunga, il caso americano e inglese mostrano con chiarezza che ciò è possibile.
Quindi il metodo di impoverire per risanare è una necessità della sinistra, non un obbligo di carattere generale e oggettivo. Va aggiunto che la tendenza disinflazionistica mondiale nel 1996 e '97, nonché la natura molto vivace e mobile del sistema industriale italiano, avrebbero permesso di creare un boom di crescita senza inflazione. In particolare avrebbero reso possibile ridurre i tempi tra il momento in cui si fossero abbassate le tasse e quelli dove la maggior spinta economica (esempio, investimenti) indotta da questa misura avrebbe creato più gettito, bilanciando così la defiscalizzazione in modo sano, senza troppi rischi. Questo cenno serve solo a dirvi che esistevano altri metodi di governo, condizioni favorevoli di contorno, gli uomini per eseguirli brillantemente - va citato doverosamente Tremonti - e un Paese capace di dare sorprese positive se lasciato libero di esprimere il proprio potenziale. Occasione persa.
É credibile Prodi quando dice che dopo l'euro metteremo tutto a posto ? No. Di buono l’euro, nel breve-medio periodo, ci porta "solo" a una riduzione dei tassi. Ciò significa poter risparmiare annualmente circa 40mila miliardi di spesa per interessi sul debito e, grazie a questo, rilassare il bilancio. Ma questa cifra servirà a pareggiare le passività crescenti del sistema statosocialista irriformato (pensate al deficit crescente dell'Inps). Galleggeremo. La rifonna competitiva vera e propria del Paese ha bisogno di misure di liberalizzazione molto spinte. Mi spieghi Prodi come le farà con una maggioranza di sinistra. É una bugia.
Poi va aggiunto un punto fondamentale. Il problema dell'Italia non è mai stato quello di essere esclusa totalmente dall'euromoneta. Già ai tempi di Maastricht si diceva che l'Italia non può esserci, ma allo stesso tempo deve esserci. Senza l'Italia, l'eurozona sarebbe troppo piccola, incompleta e instabile. Questo fatto è stato conosciuto sempre da tutti, anche dai tedeschi. Il nodo, invece, è stato - e ancora è - il "come" incorporare un’Italia senza che il suo disordine contaminasse e contamini il resto. Due soluzioni. O in attesa per qualche anno, fuori, ma agganciatissima. Oppure dentro, ma sotto un regime speciale di controlli vincolanti. Prodi ha fatto un disastro per voler esserci assolutamente nel primo giro. Forse ci saremo, ma solo a condizione di essere sottoposti a controlli esterni di risanamento d'emergenza che, per forza, soffocheranno ulteriormente crescita ed economia reale. Bella roba. Tanta carne in cambio di carta.
Di fatto Prodi ha scelto il modo più costoso e svantaggioso per esserci in un'Europa in cui già c'eravamo. Perché? Quando ha vinto le elezioni era opinione comune che l'euro sarebbe slittato. Per questo aveva promesso a cuor leggero l'euro dicendo che non occorreva cambiare nulla per ottenerlo. Poi, nel settembre 1996, è venuto fuori che la cosa si sarebbe fatta. Panico. Era ovvio che l'Italia era destinata a un accesso differito vista la situazione ereditata dal malgoverno del decennio precedente. Ma questo avrebbe significato la fine dell'Ulivo e di Prodi. Quindi, per salvare il proprio destino politico, ha dovuto strozzare fino all’inverosimile il Paese e inventarsi che euro subito o morte, a qualsiasi prezzo. Cosa assolutamente non vera, va detto, in quanto l'Italia poteva benissimo candidarsi al secondo appuntamento, quello critico, nel 2002, dandosi più tempo, quindi risanarsi senza doversi impoverire. Non sarebbe cambiato nulla di eurosostanziale.
Anche se la storia non si fa con i se, viene comunque voglia di dire che cosa avremmo potuto fare nei due anni passati e con un diverso governo. Risanare e crescere nonché scegliere noi le condizioni e, soprattutto, i tempi (come fa il Regno Unito) di accesso all'euro, magari intervenendo più decisamente - perché più forti - nel definire regoìe europee più - confacenti al nostro interesse nazionale. Comunque abbia mo perso questo treno ipotetico. E paghiamo e pagheremo, cari lettori, molto caro. In ogni caso non perdete l’ottimismo. Alla fine la realtà verrà fuori e travolgerà gli impoveritori. Spiace solo che un prezzo che potevamo tranquillamente evitare peserà per anni su di noi e sui nostri figli. Sia di lezione per il futuro. Carlo Pelanda
